Una vita non è un costo, è un bene

Oggi un uomo di 68anni ha tentato di darsi fuoco negli uffici comunali di Avellino. Lo hanno salvato strappandogli la maglietta che aveva già preso fuoco.

L’Irpinia ha un primato poco invidiabile di suicidi. Sono 12 dall’inizio dell’anno. Alla base di ogni gesto ci sono motivazioni sicuramente differenti, ma tutti sono sicuramente accomunati dallo stesso sentimento di disperazione e di abbandono. Non intendo speculare, in questo momento. Ma mi preoccupa profondamente questa sensazione di abitudine e di indifferenza. Tre righe nelle cronache e poi più nulla che possa tenere assieme quelli che sembrano soltanto dei numeri. Sono persone, sono storie e non servono ad alzare sempre più l’asticella del nostro livello di sopportazione. Ogni volta che accade, mi domando cosa possa spingere un uomo, una donna, un anziano o un giovane a pensare che la propria vita non valga più alcunché. Ogni volta sento dire da amici e parenti una frase che mi sgomenta: non aveva fatto nulla che lasciasse intendere tanta disperazione. E mi chiedo: è possibile? O è più probabile che ciascuno di noi non abbia più voglia di ascoltare i problemi degli altri, che non siamo più capaci di tendere una mano, di offrire un appoggio, di regalare un attimo del nostro tempo a chi crede di aver esaurito il proprio? Non sopporto questa idea di società che è un insieme di singoli. Una comunità non esclude, accoglie, ascolta, protegge. Non manda avanti solo i migliori, tiene insieme tutti. Una vita non è un costo, è un bene.

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