Una piantina non basta per risanare l’Isochimica

Sono contento che anche il Movimento 5 Stelle abbia preso coscienza che esiste una questione Isochimica.

Peccato che, oltre a parole come “impegno concreto”, non ci sia niente di quanto bisognerebbe fare. E la prima cosa da fare in questi casi è conoscere fino in fondo le questioni, come il Circolo “Foa” del Pd ha fatto e sta facendo da un anno e mezzo. Non voglio attribuirmi un merito, anche perché non ho il pollice verde come la candidata CinqueStelle. Il merito di aver provato a districare una matassa infinita, fatta di noncuranza, ignoranza, malaffare e malaburocrazia, va anzitutto al coraggio degli abitanti di Borgo Ferrovia di Avellino, ai componenti del comitato Cocibis, e ai compagni del circolo “Foa” che hanno realizzato il progetto “Luoghi ideali”. Sono contento che tagliare qualche macchinina blu e un po’ di dirigenti regionali basti per trovare i soldi necessari alla bonifica. E magari i CinqueStelle, che dispongono del fondo dal taglio delle indennità parlamentari, potrebbero già risolvere con il tocco della loro bacchetta magica. La verità è ben diversa, e non si raggiunge se il Comune di Avellino non procede all’esproprio dell’area, che è di proprietà dell’Asi e che va vincolata a una dichiarazione di pubblica utilità. A novembre scorso, agli Stati Generali dell’Isochimica, con Fabrizio Barca, abbiamo messo attorno a un tavolo il sindaco di Avellino, il presidente della Provincia e il presidente della Regione che assieme hanno assunto l’impegno di predisporre tutte le misure normative per procedere all’esproprio e dunque alla bonifica dei suoli dell’Isochimica, per poi farne qualcosa che serva alla città. L’unico impegno che si può assumere al momento, senza lasciarsi condizionare dal risultato elettorale, è di spingere tutti gli enti coinvolti a convocare una conferenza dei servizi per procedere concretamente, questa volta sì, alla soluzione del problema Isochimica. Non piante, ma opere vere.

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