Se i treni torneranno ad attraversare Avellino…

Leggo dalla stampa del completamento del brevissimo, ma essenziale, raccordo fra la stazione ferroviaria di Avellino e l’area industriale della città. Pochi metri per i quali sono stati necessari decenni per il completamento dell’opera. La buona notizia ci consente di tornare su questioni rilevanti.

La centralità di Avellino rispetto all’altra metà della Campania. Quella che tiene insieme le aree interne con Salerno. A questa notizia si accompagna la volontà, più volte esclamata dal suo Presidente, della giunta regionale della Campania di ammodernare la linea ferroviaria tra Avellino e Salerno (e quindi Benevento).

In genere sarebbe opportuno invertire l’ordine delle questioni, cioè parlare di infrastrutture dopo, e comunque, a servizio delle idee strategiche per il territorio. Ma queste novità, questa volontà, quest’attenzione su queste opere ci consentono di rimettere al centro le questioni strategiche.

Qual è il punto essenziale? Le vocazioni civili ed economiche di questa parte della Campania. Fatta di sperimentazioni e di produzioni che reggono il confronto con i mercati più complessi, specialmente nel settore agroindustriale. L’Irpinia, il Sannio, il Cilento, la valle dell’Irno sono realtà fatte di tante punte avanzate che hanno però bisogno di una lettura comune, di un pensiero comune, di azioni condivise che le portino a costituire un’unica grande realtà.

Attraversate con l’immaginazione questa linea ferroviaria e troverete: il porto di Salerno, la necessità di un’area di servizio retroportuale che ha bisogno di spostarsi sempre più all’interno, il campus universitario di FIsciano, la nuova “città” di Montoro, il polo conciario di Solofra, le potenzialità produttive e ambientali di Serino, l’area commerciale di Atripalda, il nucleo industriale di Pianodardine, la città di Avellino coi suoi centri di ricerca (dalla facoltà di Enologia al CNR in scienze dell’alimentazione) e così via, attraversando il tessuto produttivo irpino, fino a penetrare nel Sannio e a Benevento col l’altro polo universitario.

Parliamo di cose che esistono ma che non sono tenute insieme da una visione.

Ecco, una ferrovia può trasportare persone e cose, ma con essi anche pensieri. Ed è questa l’occasione che abbiamo davanti.

Ci vuole una realtà politica che sappia cogliere l’orizzonte di questa sfida. Penso ad Avellino. Alle tristi, e ripetute, vicende di Palazzo di città. Avremmo bisogno di parlare di ciò e non dei mercatini di Natale. Avremmo bisogno di capire come la nostra città possa ricostruire intorno a queste sfide le sue funzioni. A come si costituisce intorno a queste funzioni l’Avellino del futuro, nella complessità dell’intera area urbana che costruisce una realtà diversa e più complessa rispetto agli antichi confini del capoluogo. A come si ricostruisce una relazione fra quest’area, la nuova città di Avellino, e l’Alta Irpinia: con un rilancio di questa ferrovia può avere un senso anche il rilancio dell’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, perché le stazioni dell’Alta Irpinia sarebbero collegate a una stazione del capoluogo funzionante e utile.

Avremmo bisogno di un ragionamento che, all’interno delle rinnovate funzioni di Avellino, si interessi di quella parte di città che è il fulcro dell’area vasta: da Borgo ferrovia fino a Pianodardine. Che diverrebbe di fatto l’area dei servizi, della produzione e della logistica.

E che rimetterebbe al centro quel dovere che la comunità civile avellinese ha di rimarginare l’enorme ferita dell’ex Isochimica. Quella ferita sta al centro di questo ragionamento. Perché parla di Pianodardine, e quindi di industria, perché parla di Stazione ferroviaria, e quindi di trasporti, perché parla della vicinissima città ospedaliera, e quindi di sanità. La sua bonifica, l’abbiamo detto tante volte con “luoghideali”, dipende dalla funzione che la comunità sceglierà di dare a quell’area. Una funzione che deve saper guardare alla mobilità interna alla città, in modo da riaggregare Borgo ferrovia con il resto della città e dell’area urbana.

Lavoro, trasporti, sanità, ambiente. Insomma cittadinanza. Un nuovo modello di cittadinanza che può partire da queste occasioni.

Non sarà il treno dei desideri. Ma se i treni torneranno ad attraversare Avellino c’è speranza che tornino ad attraversarla anche idee e passione civile.

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