francesco todisco

“Paris e Tartaglione come San Filippo Neri”. La mia intervista a Orticalab.

Francesco Todisco, domenica prossima si terrà, al Cappuccino di Capriglia, l’Assemblea provinciale del Partito democratico. Si ripartirà da quanto accaduto all’Hotel Belsito, stesso ordine del giorno. Cosa accadrà?

 «Non mi pare che in queste settimane sia cambiato qualcosa, continuo a sperare che Carmine De Blasio possa ritrovare la strada della ragionevolezza e della responsabilità. Dimettendosi farebbe un gesto di dignità e aiuterebbe il partito a ritrovare una condizione di governabilità che lo accompagni verso il congresso. Se De Blasio dovesse continuare a sottrarsi a tale responsabilità non ci sarà alternativa alla sfiducia in Assemblea. Non credo ci sia molto da dire. Non si tratta di sancire la vittoria di qualcuno, ma di azzerare una fase e di ripartire in una condizione che consenta al partito di tornare a svolgere il proprio ruolo in questa provincia»

Sul partito torniamo poi, ci dica cosa pensa di quel che è accaduto sabato pomeriggio nello spiazzale antistante il Comune di Avellino

 «Cominciamo dall’ovvio. Il fatto che a quei cittadini sia stato precluso l’accesso al Palazzo di città è persino difficile da commentare, fossi stato io il sindaco non solo avrei lasciato le porte aperte, ma sarei andato di persona ad aprirle. Le cose sciocche sono sempre difficili da commentare. Detto questo, proprio non mi ha convinto quella iniziativa. L’unico collante che tiene unite quelle forze è un giudizio negativo su questa esperienza amministrativa. Immaginare di mettere insieme Ugo Santinelli e Domenico Palumbo mi pare quantomeno azzardato. Il caos: da Sel fino a Forza Italia. Forze politiche antitetiche che scendono in piazza insieme. Quando una cosa del genere è comprensibile? Qualora ci fossimo trovati dinanzi alla violazione delle norme democratiche e all’impossibilità di garantire all’Assise l’esercizio delle sue funzioni: in quel caso  ci sarebbe stato il terreno comune della democrazia da difendere. Ma non mi sembra che a qualcuno sia impedito l’esercizio delle funzioni democratiche. Ci troviamo, invece, dinanzi a un sindaco che si sta mostrando inadeguato e a un partito assente. In che misura l’isteria del mettere tutti insieme può proporsi come alternativa? Ci si mette insieme sulla base di una visione comune, perché governare vuol dire scegliere, decidere e orientare il futuro di una comunità. Il malgoverno non può rappresentare l’alibi per mettere insieme tutto e il suo contrario, non può essere la scusa per rinunciare alla politica»

Posto che chi era in piazza Le risponderebbe che il senso di quella manifestazione era quello di affermare l’urgenza di porre fine a questa esperienza, mi pare di capire che le sue parole sono in primo luogo rivolte alla sinistra rappresentata in Aula dall’onorevole Giordano. Ma con quale Pd dovrebbero dialogare? Todisco, il suo Pd oggi governa la città con Foti e Iannaccone, quale centrosinistra di cambiamento sarebbe mai possibile in queste condizioni?

«Premesso che il sottoscritto è colui che ha rinunciato alla scheda elettorale pur di non votare questo volto del Pd, quel che a me è stato ovvio allora, oggi diventa ovvio per tanti. Certo, questo volto del Pd non fa nulla per costruire il dialogo nel centrosinistra, ma ciò non giustifica, da parte di chi non sta nel Pd ma rappresenta altri pezzi di sinistra, di rinunciare alla politica e scegliere la scorciatoia della “coalizione tutto”, un”renzismo di ritorno” al di fuori del Pd. Il nostro dovere, di chi come noi è nel Pd con una posizione critica e di chi come l’onorevole Giordano ha un’altra collocazione ma spinge per un centrosinistra di cambiamento,  e di altri pezzi ancora coerenti con questi valori, è quello di lavorare insieme per superare definitivamente il modello Foti – Galasso»

Festa dice che seppure si andasse al voto in primavera il Pd vincerebbe a mani basse

 «Guardi, io l’ipotesi che Foti possa andare a casa nemmeno la contemplo. Sono abituato ad analizzare la realtà per quella che è, da tempo sostengo che per la città sarebbe opportuno e utile farla finita con questa esperienza ma so che questa possibilità non esiste. Da un lato, c’è un sindaco che nemmeno ci pensa a dimettersi e, dall’altro, ci sono tanti consiglieri che oltre il lamento nelle proprie parole non conosceranno mai i fatti di scelte radicali che portino alla fine di questa consiliatura.  A meno di novità eclatanti, Foti resterà lì e su questo dobbiamo ragionare»

Ma proprio per questo sono stati chiamati in causa i vertici regionali e nazionali del partito. Il punto è che l’onorevole Paris ha dichiarato che da parte loro c’è tutta la disponibilità all’ascolto ma che la soluzione spetta solo ed esclusivamente al partito. Insomma, il cane che si morde la coda…

«Anche sul punto s’è fatta troppa confusione. Il dato di partenza è che il Pd ad Avellino non esiste, è solo un enorme contenitore di tessere, nulla di più. Al netto delle iniziative del Circolo Foa non c’è stato nulla per il semplice fatto che il gruppo dirigente provinciale, chi in questi anni ha tenuto il timone del partito, non ha voluto la costruzione di un partito cittadino. Che fosse voce altra e non schiacciata sui livelli amministrativi. Lo dicevo anche quando ero ancora in Assise, continuo a ribadirlo: alla città serviva e serve un Partito democratico riconoscibile, capace di orientare la rappresentanza in funzione di una idea precisa di città. Se non si parte da questa consapevolezza, il partito nazionale e regionale non hanno alcuna possibilità di incidere»

Perfetto Todisco, ma resta il fatto che il percorso definito a Napoli dopo l’apertura di questa ennesima crisi contemplava il ricorso ai vertici nazionali e regionali del partito, affidava all’onorevole Paris il compito di gestire la crisi e di provare ad orientare una soluzione nella condivisione con i consiglieri…

«Lei ha ragione, il partito non può limitarsi ad ascoltare le lamentele dei consiglieri ma il punto di fondo è che mi sembra sia stata data una interpretazione errata e strumentale del percorso definito a Napoli. Proviamo a ragionare»

Stiamo qua per questo

 «Lo abbiamo detto, il Pd in città non è mai esistito. Le responsabilità di tutto quanto accaduto in questi anni sono del partito provinciale, d’altro canto le liste a sostegno di Foti furono cambiate proprio a via Tagliamento. E visto che il Pd provinciale non è in grado di governare la situazione si è pensato di chiamare in causa il partito regionale e quello nazionale, con la figura del Responsabile Enti locali. E cos’altro potrebbero dire Paris e Tartaglione se non quello che hanno detto? Avrebbero potuto dirlo con San Filippo Neri: “State buoni se potete”. Stiamo parlando di una città capoluogo, è chiaro che da parte del partito non ci può che essere l’invito a trovare una soluzione e andare avanti»

Quindi stiamo scherzando da un mese. Il percorso definito a Napoli era una burla…

«Se la vuole vedere così…  Ma mi sembra evidente che la vera questione è il vuoto lasciato dal Pd provinciale. Affrontiamo le cose con serietà. Se questa esperienza amministrativa è destinata a proseguire per le ragioni che abbiamo detto, il Pd irpino non può consentirsi di pensare che la questione “Avellino” non gli appartenga. Come? Rimettendo i piedi in città, conoscendone la sofferenza ed elaborando una visione di comunità nella quale gli avellinesi possano riconoscersi e impegnarsi. Guardi, è un’operazione semplice si tratta di prendere questa città e toglierla dalla partita degli enti. Dalla Regione, passando per l’Asi, fino ad arrivare all’Alto Calore. Avellino è stata usata per mantenere equilibri di governo negli enti. La dico meglio? Per salvaguardare e realizzare un po’ di ambizioni. Basta, non si continui a giocare. C’è bisogno di un Pd che sia il motore di un ragionamento coinvolgente che ripensi la città, le sue funzioni, le sue vocazioni, le risposte ai bisogni dei cittadini. Poi, certo, viene anche il momento di fare delle scelte che incidono nella compagine amministrativa. E arriverà quel momento, ma senza questo clima, senza che il Pd svolga questo ruolo,  senza che ci sia una visione che orienti mi sembra evidente che si possa assistere solo a un ricambio isterico di assessori.»

Dunque la soluzione per la città passa per la soluzione nel partito. Sta dicendo che le due partite coincidono

«Coincidono. E coincidono non perché gli equilibri del partito sono interscambiabili con quelli di Piazza del Popolo, ma perché il partito è chiamato a fare ciò che il suo gruppo dirigente non ha voluto fare in questi anni. La costruzione di un’interlocuzione forte con l’amministrazione, capace di esaltare un’idea di Avellino non schiacciata sui livelli, spesso sulle miserie, amministrativi. E questa è un’ulteriore ragione per cui non possiamo consentirci una fase di stallo così prolungata a Via Tagliamento, un’ulteriore ragione che avrebbe dovuto consigliare alla responsabilità di De Blasio le dimissioni.  Per favorire una discussione all’interno del partito che colmi questo vuoto. Le polemiche interne devono sempre conoscere un limite invalicabile:  di fronte a una città così sofferente, di fronte al bisogno di Avellino di essere governata tutto il resto dovrebbe fermarsi»

Ma non crede che in una fase come questa, dinanzi a questi disastri, il ruolo dei parlamentari dovrebbe essere quello di indirizzare scelte e soluzioni?

«Questa è una visione che appartiene più alla sua cultura politica che alla mia direttore, che sa invece essere molto più centrata sull’autorevolezza del partito.  Ma pur volendo farla mia resterebbe il vuoto del partito.  A chi dovrebbero rivolgersi i parlamentari, in quale contesto dovrebbero esercitare la propria influenza? Parole “autorevoli” senza il riferimento di un partito, nel pieno del suo ruolo, non hanno senso»

Torniamo un attimo a Festa, qualora si andasse al voto in primavera il Pd vincerebbe a mani basse?

«Non sono d’accordo, ci ritroveremmo a fare i conti con una parcellizzazione senza precedenti e nella confusione non ci sono certezze per nessuno, men che meno per un partito che , a livello territoriale, non c’è. Tornando alla mia di cultura politica, so che al caos si risponde col ritorno ai fondamentali. Per noi l’unico orizzonte possibile è quello di un ritorno all’idea originaria di Pd. Una grande partito che guidi, non assorba, un campo largo di forze politiche e civili che si riconoscano in una visione condivisa di centrosinistra. Nessuna accozzaglia sotto le vesti del civismo. Solo la politica, nella nettezza delle posizioni, può ridare dignità alla nostra città»

 

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