L’intervista a Orticalab

Todisco, le interpretazioni su quanto effettivamente accaduto sabato al Belsito si moltiplicano. Il segretario nega di essere fuggito, il Presidente Santaniello dice di aver pattuito con tutti lo scioglimento dell’Assise per mancanza di numero legale, noi sappiamo che i delegati continuavano ad arrivare, che i registri ad un tratto non si trovavano più e che, soprattutto, stando a quel che dice il regolamento dell’Assemblea provinciale del Pd, esattamente all’articolo 7, la soglia del numero legale coincide con un terzo dei delegati. Che ci dice? 

 «Tutta questa disputa e questo clamore sui numeri dell’assemblea non mi appassionano, io sono stato vittima di quel modus operandi e di quella violenza in occasione della presunta approvazione delle liste per il Consiglio regionale in assemblea. Il governo dell’assemblea irrispettoso delle regole non rappresenta una novità.  Ma allora come oggi guardo a quel modo di agire con triste disincanto: purtroppo, direttore, laddove non arriva la politica si finisce a discutere di regole. Io credo che al fondo di tutta questa confusione vi sia un dato politico compiuto dal quale non si potrà tornare indietro: l’esperienza della maggioranza che ha eletto Carmine De Blasio alla guida del Partito democratico irpino è finita. E non è finita sabato scorso, è finita nello stesso momento in cui quella maggioranza, così come avevamo previsto, si è polverizzata. Sabato ci si è semplicemente accorti che senza i nostri numeri non sarebbe stato possibile arrivare ad alcunché»

De Blasio ha detto che Lei ha compiuto un vero e proprio capolavoro politico costringendo le componenti dell’onorevole Famiglietti e del Presidente D’Amelio a sottoscrivere quel documento

 «Era scritto che quella maggioranza fosse costruita solo per arrivare alle elezioni regionali e che poi  sarebbe implosa all’esito del voto. Questo è accaduto. Quelle anime non potevano coesistere, non c’era alcuna trama politica a dare senso a quel percorso, c’era solo il cemento delle ambizioni. Venendo a quel che De Blasio ha detto, qualcuno aveva immaginato che la nostra componente fosse condannata all’ininfluenza, con il passare dei giorni è apparso chiara a tutti la nostra centralità. Non dimentichiamoci il percorso che ha portato alla convocazione dell’ultima assemblea, quando è stato posto il veto alle nostre firme per evidenziare la nostra irrilevanza. Alla prova dei fatti la nostra presenza s’è dimostrata essenziale. Apprezzo che, poi, le componenti facenti capo a Famiglietti e D’Amelio abbiano avuto l’onestà politica di addossarsi la responsabilità delle scelte sbagliate compiute dalla segreteria De Blasio. Dalle amministrative passando per le elezioni provinciali, dagli egli enti di servizio fino ad arrivare alle elezioni regionali. Quel documento non lo abbiamo scritto noi ma per i suoi contenuti è come se l’avessimo scritto noi. Forse De Blasio si riferisce a questo quando riconosce al sottoscritto il merito di aver compiuto un capolavoro politico. Io avrei francamente preferito farne a meno, perché le ragioni di questo capolavoro sono tutte nei disastri che questa esperienza di governo del partito, ormai conclusasi, ci ha lasciato in eredità. Avrei preferito operare, anche dalla minoranza, per aiutare il Partito democratico a essere utile per affrontare le drammatiche vicende che l’Irpinia sta vivendo»

Adesso cosa accadrà?

 «Ribadisco quel che ho detto in principio, in questi due anni tutti hanno utilizzato le regole a proprio piacimento, a parte noi, ragionare oggi dell’articolo 7 del regolamento dell’Assemblea provinciale vorrebbe dire mantenere il discorso su di un terreno arido ed infruttuoso. So che potrei lucrare più di tutti rispetto a quanto accaduto ma dico che è il momento di tornare a parlare di politica. Stiamo sul dato sostanziale: l’attuale esperienza di governo del partito è finita. Non c’è più una maggioranza.  C’è bisogno di un atto formale che concluda questa fase e ritengo che questo corrisponda alle dimissioni del segretario»

Ma De Blasio non ci pensa proprio a fare un passo indietro

«Allora si vada immediatamente in Assemblea, subito, e si formalizzi la mozione di sfiducia. Non vedo alternative. Certamente non possiamo consegnare il partito al caos»

L’ex Senatore De Luca, da queste colonne, ha tenuto ben aperta la porta al confronto. Dopo di lui, ha fatto lo stesso De Blasio invitando tutti alla ragionevolezza

 «Non è facile né piacevole ripetersi. Il dato politico dal quale non si può tornare indietro è che questa esperienza è finita. Voglio credere che nelle parole di De Luca e del segretario vi sia la sincera determinazione a lavorare per un percorso che consenta al partito di ritrovare una rotta, ma è chiaro che per un qualsiasi confronto occorra un passo indietro del segretario. Noi abbiamo firmato un documento con il quale si sancisce la fine di quel percorso, quelle firme dicono che la maggioranza dell’Assemblea provinciale del partito democratico irpino ritiene le scelte compiute in questi due anni sbagliate. Dunque, ritiene necessaria una rottura radicale e nuove scelte in chiara discontinuità. Ma è del tutto evidente che questa discontinuità andrà declinata. Questo è il tema che mi appassiona come rilanciare il ruolo del Pd rispetto ai bisogni della nostra gente»

Provi a declinarla Lei questa discontinuità

 «Dal mio punto di vista la discontinuità dovrebbe partire dalle questioni riportate nel documento. Dal modo in cui il Pd intende stare negli enti di servizio, sottraendosi ad alleanze spurie ed indistinte con il centrodestra per affermare la propria linea, dal modo in cui vuole affrontare le prossime e decisive amministrative. In questi anni abbiamo perso ovunque, inseguendo di volta in volta alleanze più funzionali agli interessi di qualcuno che a quelli delle singole comunità e del partito, è arrivato il tempo di ricostruire finalmente un centrosinistra riconoscibile e coeso. Un Pd che tracci una visione di Irpinia che sia guida, umile e non arrogante, di un centrosinistra che sappia risolvere le questioni della nostra provincia. Ecco, andando sui contenuti ne cito due che mi sembrano essenziali sui quali il Pd ha il dovere di intervenire facendosi carico della sfida dell’indirizzo. Non possiamo consentire che il Progetto Pilota finisca con il tradursi nel progetto demitiano di un’area vasta che guarda alla comunità di chi c’è, senza guardare a chi va via, di cui lui vorrebbe divenire sindaco. Un’area che semplicemente riorganizza i servizi.  I nostri sindaci  dell’Alta Irpinia hanno il dovere di difendere il Progetto Pilota e la sua natura, un esperimento che su determinati temi (sanità, trasporti, formazione, lavoro) non parli a chi c’è ma a chi è andato via e sta andando via. Un progetto che faccia sì che le persone restino in Altirpinia a vivere perché hanno occasioni di lavoro e di formazione. Il secondo tema è quello dell’area vasta della città di Avellino. Qui mi sembra che la logica si inverta e nel tentativo  di scimmiottare quel che De Mita sta provando a fare in Alta Irpinia, si parla di un’Area Vasta che dovrebbe allargarsi sino ad includere Montoro e si perdono di vista così le effettive necessità di quel sistema territoriale omogeneo che è rappresentato da Avellino e dalla corona dei comuni che sulla città insistono. Qui, invece, sarebbe utile ragionare di una città che slarghi i suoi confini e con la realtà dei comuni limitrofi provi a ridisegnare le sue vocazioni e riorganizzare i suoi servizi. I confini dell’Area Vasta tracciata a Piazza del Popolo sembrano più segnati  dal necessità di far numero che non da  quella di elaborare idee»

Lei ci avrà fatto certamente caso, tra quanto accaduto nel corso dell’ultima Assise comunale e quanto accaduto sabato al Belsito ci sono tanti elementi in comune. In primo luogo la fuga. Quella della maggioranza consiliare dopo le dimissioni della Grella, quella di De Blasio e della sua componente dal documento di sfiducia

 «Io credo che il vero elemento in comune sia da ricercare nella mancanza più assoluta di visione politica, nell’assenza del partito. Esistono delle regole non scritte su cui si regge la dignità della rappresentanza a qualsiasi livello ed in qualsiasi contesto. Al Belsito si è compiuto un fatto politico incontrovertibile al di là di tutti i ragionamenti sulle norme, nella stessa misura in cui, al Comune, s’è da tempo consumata la fine di questa esperienza amministrativa. Al di là dei numeri e dell’agonia che ci aspetta. Anche le dimissioni del capogruppo dimostrano che il partito è assente sulla città, la genesi di tutto è da ricercare nelle responsabilità della maggioranza del Pd provinciale che impegnata alla ricerca degli equilibri fra ambizioni ha consentito che in città nascesse questo tipo di amministrazione. Dal mio punto di vista un’amministrazione messa così fa solo il male di Avellino ma non vedo in Consiglio le condizioni perché si metta fine a tutto ciò. Se questo è, spetterebbe al Pd prendere coscienza del fatto che Piazza del Popolo non è solo un ente da mantenere ma rappresenta una città che ha drammaticamente bisogno di essere pensata, conosciuta, ascoltata e governata. Anche per questo il Pd non può consentirsi il caos che sta vivendo ma ha bisogno di chiarezza. Di un confronto vero fra visioni che si legittimino nel sentirsi parte di una comunità che avverta le sfide che ha davanti a sé »

In questi due anni siete stati messi all’angolo, condannati all’isolamento. Possiamo dire che si pare una fase nuova per la Sua componente?

«Ecco, un capolavoro vorrei fosse riconosciuto alla nostra area. Senza presunzioni. Ma per un tempo incredibile ci è stato detto che non avevamo a cuore le sorti del nostro partito e che ci comportavamo come un partito nel partito. Le cose di questi giorni, i giudizi nostri che sono diventati patrimonio della maggioranza del partito dimostrano che noi abbiamo sempre ragionato e lavorato per consegnare all’Irpinia un Pd degno della passione dei suoi elettori e dei suoi militanti. A questo dovere non ci sottrarremo mai. Soli o con la compagnia di chi arriva un po’ dopo”. Per il resto dico che una fase s’è chiusa per il partito e adesso è necessario consacrare il passaggio ad una fase nuova».

Grazie

«A Lei».

Intervista rilasciata a “Orticalab” il 3 novembre 2015

http://www.orticalab.it/Pd-Todisco-Il-capolavoro-lo-ha

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