Le colpe del “giorno dopo”

Sono quattordici, proprio 14, gli attentati che in pochi mesi hanno colpito la zona dell’Alta Irpinia fra Bisaccia e Lacedonia. L’ultimo aveva in programma l’esplosione di due ordigni ai danni di cabine dell’Enel, uno dei quali è rimasto inesploso.

La politica non deve andare a traino rispetto al lavoro della magistratura. Quest’ultima è chiamata a fare il suo lavoro per fare emergere gli autori e i moventi di questo disegno criminale.

Noi siamo chiamati in causa per far sì che la politica faccia il suo di lavoro; ovvero, la realizzazione e l’aggiornamento del piano energetico e ambientale regionale e dunque provinciale. La materia dell’energia che, come sembra evidente, non lascia indifferente l’economia criminale, vede invece la classe dirigente politica navigare in un disinteresse (voluto?) che rafforza l’abuso degli interessi particolari sull’interesse generale.

Lo ripeto spesso, lo riaffermo: non basta l’indignazione rispetto al clamore del momento. Ma è necessario un pensiero che orienti le scelte delle istituzioni sull’utilizzo delle varie fonti energetiche e della loro connessione. Studio e pianificazione. Studio del fabbisogno nazionale, regionale e locale e pianificazione degli interventi sulle varie risorse che la Campania e l’Irpinia possono mettere insieme.

Lo stesso nome dello strumento tecnico che la regione è chiamato a rivisitare, piano energetico e ambientale regionale, dimostra come sia essenziale tenere insieme nello stesso ragionamento la questione energetica con quella ambientale e paesaggistica.

Così come è necessario sapere – giusto per essere precisi rispetto agli ultimi dati disponibili – che la nostra regione da sola non riesce a produrre il quantitativo necessario per soddisfare il proprio fabbisogno (lo stesso discorso su scala più grande vale per l’Italia), tant’è che per soddisfare la propria richiesta si ricorre a un import molto consistente da regioni limitrofe come la Basilicata e la Puglia.

Non voglio addentrarmi in una materia che mi appartiene poco, ma non possedere competenze tecniche specifiche non vuol dire ricorrere alla consueta abitudine di delegare ai tecnici. Che decidono tutto in nome di tutti. C’è un punto che non può sfuggire a chi è chiamato a rappresentare le istituzioni politiche e la politica in generale, la necessità di uno strumento che rispetto al “bisogno” di energia regolamenti la produzione e la realizzazione di impianti produttivi tenendo conto di tutte le altre istanze ambientali, paesaggistiche, civili.

La necessità che la realizzazione di queste opere sia sottoposta al più ampio e partecipato processo decisionale in modo che le comunità, informate dei bisogni, dei rischi e delle potenzialità, possano accompagnare il processo decisionale delle istituzioni.

È evidente che laddove la pianificazione della Regione e delle comunità locali non è aggiornata e lasciata a se stessa, gli interessi criminali spadroneggiano.

Detesto la politica del “giorno dopo” di chi indossa le fasce tricolori per manifestare insieme al suo popolo quando accadono cose del genere. Ritengo che la politica vada fatta sempre il “giorno prima” compiendo le scelte necessarie. Chi si accontenta del “giorno dopo” in fondo ammette agli occhi di tutti la propria parte di colpevolezza.

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