La mobilità ad Avellino. E le idee che mancano.

Ho letto con interesse l’intervista rilasciata a “Il Mattino” odierno dall’assessore Tomasone, che prova a riaprire il dibattito sulla mobilità pubblica. Insistendo, per le sue funzioni, molto di più sulla mobilità interna. Alcune considerazioni sono condivisibili: la realizzazione delle corsie preferenziali per gli autobus e la realizzazione di nuovi parcheggi, fra le altre.

Mancano però elementi decisivi nel ragionamento.

Il primo, sul versante della mobilità interna, la gestione della cosiddetta “metropolitana leggera”. A che punto è la sua realizzazione e, in ogni caso, una volta realizzata quale il piano per la sua gestione?

Il secondo, l’apertura della nuova autostazione. È questo un punto essenziale perché avere il centro nevralgico dei trasporti su gomma, urbani ed extraurbani, nel centro della città comporta, al netto delle ultime difficoltà amministrative e realizzative, un ripensamento completo di quella parte di città. Che va dall’adozione di un piano regolatore dei “tempi”, fino a scelte non solo di mobilità ma anche urbanistiche che consentano il funzionamento della nuova autostazione.

Ma c’è il terzo punto che a me pare decisivo. Non si ragiona di mobilità interna senza una connessione con la mobilità extraurbana. E qui entra in gioco non solo il ruolo della autostazione di via Colombo, ma anche, alla luce delle novità che stanno riguardando il trasporto su ferro, la combinazione fra il trasporto su gomma e quello su ferro.

Avellino non può governare la mobilità al proprio interno se non assume la consapevolezza di come si relaziona con il resto della regione.

Il completamento dello snodo ferroviario di Pianodardine e il rinvigorito interesse del governo regionale verso la linea ferroviaria Avellino-Salerno-Benevento ci dicono che Avellino deve pensarsi, e non solo in termini di mobilità, anche rispetto a una ritrovata centralità di via Francesco Tedesco e di Pianodardine.

La sfida che abbiamo davanti, assai complessa, è la relazione fra queste due centralità. Quella che insiste sull’autostazione, che di fatto è il luogo direzionale della città, per presenza di uffici, istituzioni, luoghi di interesse amministrativo, culturale ed economico, con quest’altra centralità che non riguarda solo la città di Avellino ma l’intera area urbana. Per le sue presenze produttive, ma anche per la vicinanza con la Città ospedaliera.

Ecco, qualsiasi ragionamento in termini di una diversa mobilità non può prescindere da queste due realtà, l’autostazione e gli investimenti sulla linea ferroviaria.

Due realtà con cui Avellino deve saper misurare il proprio futuro.

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