La mancia ai diciottenni e il destino di un Paese.

Se ho capito bene Renzi ha in mente di dare, per l’anno prossimo, a tutti coloro che compiranno 18 anni 500 euro da investire nella propria formazione. A tutti, indistintamente. Al di là delle condizioni economiche della propria famiglia. A prescindere, si direbbe.

La proposta ha una forza comunicativa dirompente. Ma è sbagliata.

Sbagliata perché non mette in discussione la visione economica che ci ha portato dove siamo. Non rimette al centro il ruolo dello Stato che interviene con misure che parlino di innovazione, ricerca, formazione. E soprattutto, di giustizia sociale.

La storia recente c’ha insegnato che i Paesi che hanno resistito meglio alla crisi sono quelli che hanno investito corpose risorse dello Stato nello sviluppo di questi settori. Si sente ripetere spesso che un Paese che non investe in formazione è destinato a morire. E così mentre si ripete questo “ovvio” nessuna misura seria è stata presa in tal senso.

Ma una comunità muore anche se non conosce misure di giustizia sociale. Se non mette tutti i propri ragazzi in condizione di potersi formare, come e quanto quei pochi ragazzi che vivono in condizioni economiche tali da poter investire nel proprio futuro.

La proposta di Renzi mi indigna, perché dimentica ciò che è “ovvio” per la sinistra. La lotta alle diseguaglianze. E se esiste una disuguaglianza che indigna ancor di più delle altre è quella nell’istruzione. Perché è quella che decide il destino di una persona.

Chi non si omologa al pensiero economico dominante, chi non si omologa alla “forza comunicativa” renziana, ma vuole percorrere altre strade, chi avverte su di sé la necessità che il Pd viva come facitore di un’altra visione economica che rimetta al centro i nostri fondamenti, a partire dalla giustizia sociale, ha l’obbligo di proporre altro.

E di proporre che quei soldi, che Renzi vuol destinare alla “mancia ai diciottenni”, siano utilizzati per misure che in maniera equa, in base al merito e al bisogno, consentano l’accesso alla formazione dei tantissimi che oggi ne sono esclusi. Dal mettere mano alle rovine degli enti per il diritto allo studio fino a proposte innovative che accompagnino chi oggi non ce la fa a potersi istruire a potercela fare.

Non semplicemente un “no” a una proposta di Renzi, ma un tassello essenziale di un’altra idea di progresso.

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