Il filo. Dai prefabbricati alla città.

Leggo un interessante pezzo su “Il Mattino” odierno, l’ennesimo per la verità, che ci informa delle condizioni in cui alcuni cittadini vivono nei prefabbricati pesanti ancora esistenti in città.

E non vorrei insistere sulla vergogna delle loro condizioni. Sono sotto gli occhi di tutti. Piuttosto vorrei sottolineare la presenza di un filo che non si spezza. Che tiene insieme le condizioni di questi prefabbricati (e di tanti altri fabbricati), la mancata o cattiva riqualificazione di diversi edifici destinati ad alloggi comunali, l’occupazione abusiva di molti di questi e il diritto negato “alla casa” di tanti cittadini onesti che, rispettando la legge, si ritrovano senza abitazione.

Sono cose che si tengono insieme. E sono tenute insieme da un’idea di questa città. L’idea che la politica, e dunque l’amministrazione, debbano correr dietro alle emergenze, mettendo toppe. Maldestramente.

Con l’amministrazione Di Nunno fu avviata la politica dei “contratti di quartiere” che poi divenne il corpo del settore della “riqualificazione urbana”. Un modo per chiudere i conti con “l’emergenza” del post-sisma. Per ridare dignità a interi pezzi di città consegnati a un’edilizia precaria e priva di socialità.

Cos’è successo poi? Che la politica dell’emergenza ha inseguito questi progetti. E per ogni edificio realizzato, spesso, restava in piedi quello che andava sostituito per ospitare, legittimamente o meno, cittadini che aspiravano a un’abitazione. E di fatto l’obiettivo della riqualificazione è andato sfumando.

Ma per una volta non rivolgiamo lo sguardo ai singoli particolari, ma al generale. Cos’è che è mancato e continua a mancare? L’idea di come si tiene insieme questa città, che non ne faccia un contenitore di solitudini ma un insieme. Cittadini che si sentano parte di una storia condivisa.streaming T2 Trainspotting 2017 movie

Una città esiste se ha un pensiero di sé, se conosce la sua storia, se organizza la vita dei cittadini intorno alle funzioni che ha. E intorno a ciò realizza la cittadinanza e la sua dignità. A partire dal diritto alla “casa”. Una città che non si pensa in questo modo non riqualifica i suoi pezzi, ma prova a metter toppe.

E nella gestione delle emergenze, qualche storia ce lo insegna, è più facile che le illegalità mettano radici.

 

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