Il centro storico di Avellino, la nostra origine, il nostro futuro

Ogni ragionamento sulla città di Avellino non può che partire dal suo centro storico. La “Collina della Terra”. Lo sviluppo moderno e contemporaneo della città – e con esso lo sguardo degli avellinesi – sembra aver voltato le spalle alla propria ragion d’essere. Alla propria origine. Eppure lì ci sono non soltanto dei pezzi di memoria ma dei pezzi di presente che possono ricostruire il centro culturale della città.

Il Teatro comunale “Gesualdo”, il conservatorio “Cimarosa” e il Centro di ricerca “Guido Dorso” sono strutture vive che funzionano, che hanno una dimensione nazionale e che hanno bisogno di una politica culturale che sappia metterle al centro della visione strategica della città.

Il Teatro non può vivere solo della sua dimensione di scena. Non può essere solo il contenitore delle varie rassegne. In questo senso la presenza del corso di laurea dell’Accademia nazionale della Danza esprime le potenzialità di questa struttura. Ma non basta. Bisogna costruire le condizioni affinché si ospitino altri corsi di laurea e di specializzazione dell’ambito teatrale Il corso di laurea in “Scenografia” è la più logica conseguenza di una struttura all’avanguardia dal punto di vista dell’architettura teatrale.

E ancora, la prossimità fra il Teatro comunale e il Conservatorio “Cimarosa” consente una sinergia che vada oltre la formazione universitaria ma si apra a laboratori culturali per le tante esperienze associative che ci sono in Irpinia.

Tutto ciò non può essere lasciato al caso ma va guidato da una regia sapiente delle politiche culturali in città che si ponga con un’umiltà nell’ascolto delle significative esperienze irpine ed avellinesi e che sappia poi selezionare e scegliere i progetti che meritano investimenti di fiducia e di denaro da parte delle istituzioni pubbliche.

Il “Gesualdo” e il “Cimarosa” si trovano a piazza Castello e fanno un’unica entità col il parco archeologico delle rovine del Castello. La riqualificazione di questa piazza è ferma per il sequestro della magistratura dovuto ai tipi di rifiuti che sono stati trovati in quest’area. L’amministrazione comunale faccia presto a fare quanto le è stato prescritto per completare quest’opera e per consegnare alla comunità il centro delle vocazioni culturali avellinesi.

Salendo su per una piccola rampa ci si ritrova nel Palazzo dove da bambino dimorò Victor Hugo. In questo, che nel corso del tempo è diventato il palazzo della cultura, trova sede il Centro di ricerca “Guido Dorso”. Questo palazzo ha bisogno di ritrovare la sua funzione nel rapporto con l’associazionismo cittadino. Dev’essere rimesso a nuovo dal punto di vista strutturale e non è un caso che alcuni dei pezzi più vivi della società avellinese abbiano deciso di partecipare al bando di fondazione “Sud” per far riacquisire al tessuto sociale cittadino l’auditorium del palazzo.

Il Centro di ricerca “Guido Dorso” sta ritrovando protagonismo sotto la guida del prof. Sabino Cassese. Due attività di ricerca sullo sviluppo economico della provincia e sulle classi dirigenti meridionali dicono di un nuovo corso che sta prendendo il via. Anche qui le note positive non sono sufficienti. Questo centro può svolgere a fondo le sue funzioni se si ricolloca al centro di un dibattito nazionale che riporti la questione meridionale ad essere centrale non solo per le sorti del Paese, ma per le sorti dell’Europa. Un centro che non veneri le reliquie del pensiero meridionalistico che fu, ma che sia elaboratore, attraverso la formazione e la ricerca, di un rinnovato pensiero meridionalista.

Fin qui i contenitori che hanno un contenuto. Ma la vicenda post terremoto ha riconsegnato alla città e al suo centro storico tante scatole vuote. Vuote non perché ci sia il nulla dentro, ma perché ci sono episodi, frammenti, tasselli di attività che non rappresentano un disegno strategico rispetto alla funzione che Avellino vuole avere nel contesto regionale e meridionale.

Il Convento di San Generoso, Villa Amendola, la Casina del Principe sono solo tre esempi di questo vuoto di contenuti. Il compito della politica è saper ridisegnare il ruolo centrale della “Collina della Terra” ascoltando con umiltà l’impegno culturale e associativo cittadino e sapendo utilizzare questi tasselli in una rinnovata visione della città.

Tutto è nato da lì. Intorno al complesso della cattedrale, al suo campanile, alla Torre dell’Orologio, al parco archeologico dell’ex seminario, alla Dogana (il cui stato di degrado non può lasciarci indifferenti ma deve farci indignare).

Avellino deve riappropriarsi dell’orgoglio della sua memoria per riconoscersi e per avere un pensiero di sé che parli di presente e di futuro. L’oblio della memoria ci consegna all’indifferenza. E il nostro sentirci avellinesi deve ripartire dalla sua origine. Dalla “Collina della Terra”.

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