Delle “unioni civili”, di Alfano, della “questione omosessuale”.

Si avvicinano i giorni in cui al Senato si inizierà a discutere delle “unioni civili” e Alfano fa sapere che questo punto non fa parte del programma di governo, né tanto meno ne fa parte la disciplina sulle adozioni o sull’affido.

Ci sarebbe tanto da dire sul fatto che un programma di governo presentato agli elettori da questa coalizione non c’è, perché, per fortuna, alle ultime elezioni il PD ha chiesto il voto insieme a un’alleanza di centrosinistra.

Ma fatta questa “piccola” ma doverosa precisazione, la questione va affrontata per quella che è.

E cioè quanta uguaglianza può sopportare questa coalizione di governo?

Sui temi del lavoro e dell’economia abbiamo visto quanta poca ne sopporti. Ora, tocca a un tema che molti si ostinano a definire maliziosamente etico, in modo tale da lasciarlo nel cassetto delle cose sospese e non urgenti, ma che è tutt’altro: reale, necessario, sociale.

Ci parla della società che vogliamo costruire e, se non vogliamo andare scappando dal nocciolo del problema, ci parla della questione omosessuale in Italia.

Cioè di come determinate persone, nel nostro Paese, non solo vivano sulla loro pelle il perdurare dello “stigma” da parte di pezzi consistenti di ignoranza di cui la nostra comunità nazionale non riesce a liberarsi; ma di come molta parte della società e della politica continui a considerale con un “portafogli” in mano di diritti e doveri diverso, più povero, da quello “posseduto” dai cittadini eterosessuali.

Il PD su questo non può consentirsi compromessi al ribasso, né di dire le cose a metà o a bassa voce. È uno dei tasselli intorno ai quali affermare la propria visione di parte che vuole orientare la costruzione della società.

Al di là del provvedimento che verrà in discussione al Senato, la domanda che il Pd deve porsi è se i cittadini omosessuali italiani abbiano gli strumenti per essere uguali agli altri cittadini. Se si risponde a questa domanda, c’è poco da discutere dell’utilità, dell’opportunità, della necessità degli strumenti legislativi da approvare. Viene tutto da sé. L’uguaglianza non conosce “se”, “ma”, “anche” e “però”. L’uguaglianza non si ferma, presto o tardi si presenta nella vita di tutti e si fa bisogno insopprimibile. E non si sopprime.

Alfano insegua i suoi programmi di governo, insegua le “lacune” di questo programma che in tempi più civili verrebbero chiamate col proprio nome: discriminazione.

Il PD faccia il suo mestiere, ben diverso da quello di Alfano, si interroghi sulla vera natura di questi provvedimenti. Per questa via li renderà ancora più forti in termini di uguaglianza sostanziale fra i cittadini.

Tante volte Renzi ha utilizzato lo strumento della Direzione per rendere vincolante, per tutta la rappresentanza parlamentare, la volontà della maggioranza. Abbia il coraggio di farlo anche su questo tema, non cancellerà molti dei suoi errori passati ma avrà avuto il merito di aprire un altro sentiero verso la “giusta società”.

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