Avellino e l’Università a sua insaputa.

Ieri il Consiglio comunale di Avellino si è diviso sulla votazione della mozione che ha riguardato il Cirpu, il Consorzio irpino per gli studi universitari. Una sigla che dirà molto poco agli avellinesi. In effetti, si tratta di un consorzio al quale partecipa, con una quota maggioritaria, il Comune di Avellino.

Alcune delle sue attività risultano interessanti, altre meno, altre inutili. E ieri il Consiglio comunale si è ritrovato a votare una mozione che chiedeva l’uscita del Comune da questo consorzio. La mozione è stata respinta.

Mi interessa poco l’ennesima bega nata all’interno della maggioranza consiliare, ciò che mi interessa è altro. Come non si sia discusso della vera questione, cioè del rapporto della nostra città con la formazione e la ricerca universitaria.

Sono in tanti a non conoscere questa realtà. Quanti sanno delle realtà universitarie presenti ad Avellino? Quanti sanno dell’esistenza di Enologia, quanti dell’Accademia nazionale della danza, del Conservatorio, dei corsi che si tengono al Moscati, del Centro di ricerca “Guido Dorso” e quanti, ancora, sanno della presenza dell’Istituto del Cnr in Scienze dell’alimentazione?

Il tema è questo. Ad Avellino esiste una formazione universitaria al di là, ben oltre, della conoscenza della città e forse della volontà stessa della sua classe dirigente.

Il governo della città dovrebbe organizzare una visione che tenga insieme questi pezzi e apra spazi per altre attività di ricerca. E organizzare gli strumenti che possiede in funzione di questa esigenza.

Tutt’altro della discussione che si è tenuta ieri in Consiglio.

E mettere insieme questi pezzi aiuta a farci “pensare” Avellino. Le sue vocazioni, le sue funzioni, il suo ruolo.

Rimettere al centro la nostra città sull’asse che tiene insieme la ricerca e la produzione nell’agrindustria. Enologia e il Cnr in Scienze dell’alimentazione come punte avanzate della collaborazione fra il tessuto produttivo irpino e la formazione.

Il Moscati che viva la sua missione che non è quella di ospedale “assorbi emergenze”, ma di struttura di alta specializzazione che non può vivere senza un rapporto forte con la formazione universitaria.

E poi il vero tema, quello del nostro centro storico. Che è attraversato da centinaia di ragazzi che si formano al Conservatorio o all’Accademia della danza. Che attraversano e fuggono da un luogo che vive per poche ore e poi torna a essere estraneo alla città.

I tanti contenitori della nostra madre, la Collina della Terra, devono trovare una dimensione in un ragionamento complessivo che Avellino sappia interpretare rispetto ai temi della formazione. Il Teatro “Gesualdo” e il Conservatorio “Cimarosa” sono le strutture che già ospitano questi corsi, ma a questi si devono aggiungere le altre strutture: la Casina del Principe, il Convento di San Generoso, il “Victor Hugo”, il recupero della “Dogana”, ecc.

Ecco, la questione vera non è uscire o no dal Cirpu, ma affrontare il rapporto di Avellino con il mondo della ricerca. Come far diventare il suo centro storico, la collina, non solo della memoria, ma dei saperi.

Una mozione in questi termini non scatenerebbe beghe, ma pensieri. E ne abbiamo incredibilmente bisogno.

 

 

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