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L’ape rossa

Perché l’ape rossa? L’ape è essenziale per la natura. È un animale che partecipa, collabora, costruisce insieme agli altri un ambiente migliore rispetto a quello che trova. Ama la realtà in cui vive. Si sente parte di un collettivo e con quel collettivo lavora per rendere migliore la propria comunità.

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Su di me

Non siamo tutti dalla stessa parte. E io ho scelto da che parte stare. Quella che ha sete di uguaglianza, di libertà e di giustizia sociale. Sono un uomo di parte. E proprio per questo non mi nascondo e non cancello le differenze che ci sono. E credo che sia proprio in questa volontà di tenere vive le differenze …


 

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Delle “unioni civili”, di Alfano, della “questione omosessuale”.

Si avvicinano i giorni in cui al Senato si inizierà a discutere delle “unioni civili” e Alfano fa sapere che questo punto non fa parte del programma di governo, né tanto meno ne fa parte la disciplina sulle adozioni o sull’affido.

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La mobilità ad Avellino. E le idee che mancano.

Ho letto con interesse l’intervista rilasciata a “Il Mattino” odierno dall’assessore Tomasone, che prova a riaprire il dibattito sulla mobilità pubblica. Insistendo, per le sue funzioni, molto di più sulla mobilità interna. Alcune considerazioni sono condivisibili: la realizzazione delle corsie preferenziali per gli autobus e la realizzazione di nuovi parcheggi, fra le altre.

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Notizie

Todisco, Moxedano e Chianese scrivono a De Luca: “impugni il decreto sicurezza davanti alla Corte Costituzionale”

I consiglieri regionali Francesco Todisco del gruppo “De Luca Presidente”, Francesco Moxedano di Italia dei Valori e Giovanni Chianese del Partito democratico scrivono al Governatore Vincenzo De Luca per chiedergli di impugnare il decreto sicurezzadinanzi alla Corte Costituzionale alla stregua di quanto già fatto dai presidenti di altre Regioni. “Non chiediamo di aprire uno scontro fra Istituzioni- chiariscono i tre consiglieri regionali- ma l’impegno a chiedere il vaglio costituzionale da parte della Corte quale garante dei principi fondamentali del nostro Paese, l’unica che può farci uscire da quella che è una profonda lesione delle ragioni stesse che fanno vivere l’umanità e la democrazia nel nostro Stato”. Di seguito il testo integrale della missiva: Egregio Presidente, L’aggressione in atto ai valori più profondi della nostra comunità nazionale richiede alle istituzioni democratiche una capacità di dialogo, di confronto, di rispetto profondo dei principi sanciti nella Carta costituzionale e non la ricerca di avventure che rischiano di ledere ulteriormente la già fragile relazione fra poteri dello Stato. Una capacità di ascolto reciproco e di confronto per il bene della tenuta del tessuto unitario nazionale che Ella ha fatto bene a invocare nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla questione della cosiddetta “autonomia differenziata” che così come è stata posta da alcune regioni del Nord del nostro Paese rischia di affossare definitivamente ogni disegno di ricucitura economica e sociale italiana. Altrettanta risolutezza Le chiediamo di interpretare verso la questione del cosiddetto decreto “sicurezza”. Con quest’atto il Governo non fa altro che amplificare le problematiche che negli intenti dice di voler risolvere. Le comunità nazionali non sono dei gusci asettici in cui preservare le identità culturali, ma vivono nell’umanità. Porsi di fronte alla questione dei flussi migratori in un’ottica di polarizzazione fra posizioni incapaci di ascoltarsi reciprocamente lacera profondamente la nostra convivenza civile. I doveri dell’accoglienza, dell’integrazione, della sicurezza, di leggi giuste e della loro applicazione sono facce di una stessa medaglia: quella di un’umanità che incontra altra umanità. Di una umanità che diventa comunità nel saper accogliere, integrare e dare sicurezza a tutti. Nessuno escluso. Chi pensa che l’accoglienza appartenga a qualcuno e la sicurezza a qualcun altro, non fa altro che alimentare uno scontro da portare a reddito alle elezioni ma che sfalda le più elementari basi di ogni convivenza civile. Abbiamo il dovere di sottrarci a questo gioco al massacro e di evidenziare nel rispetto di ogni competenza prevista dalle nostre leggi fondamentali i danni che l’applicazione di questo decreto arrecherebbe alle persone che vivono nella nostra realtà nazionale. I più eminenti interpreti della nostra Carta costituzionale hanno individuato diversi profili di violazione della stessa anche rispetto alle competenze costituzionalmente garantite alle Regioni; tutte finalizzate ad evitare che queste ultime non eroghino servizi sociali, sanitari, di formazione, di istruzione e di politiche attive nel lavoro a un numero significativo di immigrati, finanche a quelli con regolare permesso di soggiorno che diventerà, in applicazione di tale normativa, irregolare con l’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Non è difficile prevedere l’incremento del numero degli “invisibili” nel nostro Paese che non potranno ricorrere a servizi essenziali di cura della persona con problematiche di molteplice tipo che tenderanno ad aggravarsi. Tante altre sarebbero le lesioni che toccano le competenze concorrenti e residuali delle Regioni su cui per sintesi non ci soffermiamo anche perché già apparse ben rappresentate nel dibattito pubblico. Signor Presidente, alla stregua delle considerazioni sviluppate e in ragione del richiamo, che Ella più volte ha sollecitato, alla civiltà del confronto su questioni che rimandano direttamente al senso più profondo delle nostre esistenze e delle ragioni che tengono insieme le nostre comunità, Le chiediamo di volersi fare interprete di queste nostre preoccupazioni e di voler impugnare innanzi alla Corte delle Leggi questo decreto su tutti i profili di incostituzionalità individuati dalla più avveduta dottrina. Nessun scontro fra Istituzioni ma solo l’invocazione di un vaglio costituzionale da parte della Corte quale garante dei principi fondamentali della nostra Nazione può farci uscire da quella che è una profonda lesione delle ragioni stesse che fanno vivere l’umanità e la democrazia nel nostro Stato.

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Piano per il Lavoro, c’è anche Avellino. Todisco (De Luca Presidente): opportunità per la comunità

“Sono circa 270 i Comuni e gli enti (di cui più di 50 quelli irpini) che hanno aderito al Piano per il Lavoro della Regione Campania”. Lo rende noto il consigliere regionale del gruppo “De Luca Presidente” Francesco Todisco che in questi mesi, affiancato da funzionari della Regione, ha incontrato centinaia di amministratori locali per spiegare i dettagli del provvedimento. Con l’eccezione di Napoli (condannata a un triste isolamento dal Sindaco De Magistris), tutti i capoluoghi di provincia e i grandi centri campani hanno aderito alla piattaforma, compreso il Comune di Avellino, che ha redatto la delibera nella giornata di lunedì, a poche ore dalla scadenza dei termini. “Devo dare atto con soddisfazione al commissario avellinese -afferma Todisco- di aver compiuto una scelta importante di cui potrà beneficiare l’intera comunità. Un beneficio che il governo pentastellato guidato dal sindaco Ciampi e dal sottosegretario Sibilia, fortunatamente rispedito in soffitta nel giro di pochi mesi, aveva deciso di sacrificare sugli altari della demagogia, dell’incompetenza amministrativa e della propaganda”. Adesso, dunque, può avere inizio la fase di verifica del fabbisogno occupazionale degli enti aderenti. “Subito dopo -spiega Todisco-, in primavera, potrà essere espletato dal Formez, che voglio ricordare è un ente terzo, il bando che porterà alla selezione di 10mila persone per un tirocinio stipendiato di dieci mesi presso la Pubblica Amministrazione”. Al termine del tirocinio, continua l’esponente della sinistra, “queste persone entreranno a far parte di una graduatoria di merito a scorrimento per l’assunzione a tempo indeterminato presso i Comuni e gli enti che hanno aderito”. Todisco si dice soddisfatto per la “forza e la convinzione con cui la giunta regionale ha affrontato il tema del lavoro” e ricorda che “grazie al Piano si darà una risposta concreta a migliaia di giovani e meno giovani, superando la sterile e virulenta propaganda di chi promette immaginifici quanto eterei redditi di cittadinanza”.

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